ECONOMIA, CONSERVAZIONE, TECNOLOGIE E VALORIZZAZIONE DEI BENI CULTURALI E AMBIENTALI - 18-20 SETTEMBRE 2019
progetto "RESTAURO MADE IN ITALY" promosso dal Ministero dello Sviluppo Economico e Ice, con la partnership di Assorestauro

PROGRAMMA

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Edizione 2019

chair_ludus
  • chair_ludus

    Salone del Restauro di Ferrara – Mostra chair_ludus al Padiglione 2

    UNIVERSITA’  DEGLI STUDI DI FERRARA – Dipartimento di Architettura

    Laboratorio TekneHub e Centro DIAPReM

     

     

    chair_ludus

    rilievo e disegno per la metamorfosi della sedia

     

     

     

    Corso di Laurea in Design del Prodotto Industriale, Corso integrato “Laboratorio del Disegno”

    Docenti: Marcello Balzani, Federico Ferrari, Francesco Viroli

    dell’anno accademico 2014_2015

     

    In ricordo di Gabriele Tonelli

     

     

    Che cosa è inventare? È possibile un’invenzione, per così dire, partenogenetica, senza linguaggio, senza antenati prossimi o remoti? Qual è il rapporto tra novità e continuità nei processi inventivi? L’invenzione tecnica precede o segue la scoperta scientifica, il progresso tecnico segue il progresso scientifico o viceversa?

    Tomás Maldonado,  Reale e virtuale, Milano, 2007

     

     

     

    Tradizione, Traduzione, Tradimento

    Che sia metacomunicazione, fenomeno intermedio, passepartout  per le nostre serrature biologiche, elemento creatore della cultura, il gioco e l’azione del giocare con e sulle cose permettono di sviluppare azioni analitico_sperimentali , comportamentali_combinatore attraverso spirito di adattamento sociale e linguaggio creativo. Ecco quindi come una sedia cult diviene, per motivi anche didattico_formali, il componente giocoso di innesco per azioni manipolatorie, concrete, combinanti ed esplorative dello spazio, della forma, della superficie, del rapporto con il corpo e le sue vocazioni.

    La Red and Blue Chair (Rood-blauwe stoel), disegnata da Gerrit Rietveld nel 1917, che è esemplarmente un simbolo del manifesto culturale del Neoplasticismo e del De Stijl, con la potente sintesi compositiva di forme_colori,  prende il significato di punto di partenza per un percorso interpretativo sullo spazio (perché questo oggetto è in realtà una metafora ottimamente riuscita anche del diedro di Monge) e del rapporto che il corpo (nelle sue logiche posturali e comportamentali) e la percezione (tra sinestesia e simbolo) possono innescare.

    Si richiede, per accedere a questo corridoio in cui alcune porte aprono (con quel passepartout di cui si parlava all’inizio) su diverse connessioni rappresentative ed interpretative, un percorso di lettura che sappia accettare:

    • tra_dizione (ad esempio in questa esperienza didattica della cultura del Novecento all’interno della quale il Neoplasticismo e la  visione astratta_realistica di Theo van Doesburg giocano, ancor oggi, un ruolo non secondario);
    • tra_duzione (per il passaggio di consegne generazionale che chiede di comprendere forme, rappresentandole, e significati attraverso altre e spesso nuove e altrettanto potenti contaminazioni);
    • tra_dimento  (per come l’indifferenza e l’ostilità possono essere scardinate proprio attraverso l’assenza di neutralità).

    La tradizione “al pari del linguaggio, si presenta come una particolare istituzione sui cui la società, ogni società, «scorre» anche quando pone in atto i processi innovatori più radicali. Essa infatti, per chi la vive dall’interno, costituisce sovente un dato di «natura», un limite costitutivo dell’esistenza umana al di sotto del quale non v’è possibilità di sopravvivenza culturale” (Carlo Prandi). Ed è interessante questa immagine di compresenza attiva, complementare, incessante: l’architettura e il design costituiscono un esempio evidente del nastro trasportatore in cui si innestano processi di trasformazione. Quando si gioca con il termine tradizione c’è sempre qualcosa di diversamente significativo, come se le cose (nell’intimo della parola come dell’istituzione sociale che rappresenta) non fossero sempre quelle che appaiono. Infatti, se si considera l’etimologia è un termine doppio se non triplo. Da un lato è una consegna. Un passaggio di contenuti un insegnamento (Cicerone) o un racconto (Quintilliano) oggi diremmo una narrazione. Ed è interessante come la traditio scelga per compiersi un passaggio o un oltre_passaggio così simile all’azione innovativa. Un passaggio che per Tacito (ed è comunque straordinario dichiararlo ancor oggi) “implica in ogni caso un’invariante: un passaggio di un insieme di dati culturali (in senso antropologico) da un antecedente a un conseguente che possono configurarsi come famiglie, gruppi, generazioni, classi o società” (Prandi). L’invariante costituisce qualcosa di necessario, si pensi in architettura all’interpretazione del rapporto tipologico/tecnologico. Ma nel verbo tradere e nel sostantivo traditio si consolidano anche altri significati. Ad esempio quello del tradimento. Perché agire con la tradizione significa trasmettere un significato o un processo culturale (e tecnologico) a qualcuno che può essere (dato che viene dopo di noi) anche ostilmente passivo o potenzialmente indifferente. Ed è interessante come l’analogia linguistica si adatti perfettamente al caso. Il passaggio richiede una traduzione per non essere tradente o per esserlo meno possibile, dato che spesso le tradizioni assumono un’insopportabile significato come se venissero enunciate da una lingua aliena (Massimo Leone). Ecco quindi che il traduttore/traditore non compie qualcosa di negativo ma mette in luce la problematicità del passaggio e, in qualche modo, lo scatena. Comunque vada lo sforzo è quello di trasmettere significati, anche se saranno travisati o falsati rispetto all’originalità che si innesca con la necessità di cambiamento, sviluppo, evoluzione. L’assenza di neutralità (come scrive bene Andrea Bruno) nella ricerca dell’autenticità offre molte chiavi di lettura e (in certi casi) può cercare anche di far emergere il significato della storia e il valore della testimonianza. La domanda interrogativa sull’innovazione prodotta da una partogenetica senza linguaggio citando Tomás Maldonado ne è un esempio.

     

    Ecco come secondo quali intendimenti si è sviluppato l’iter didattico di una delle due tematiche di esercitazione finale degli allievi del primo anno del Corso di Laurea in Design del Prodotto Industriale dell’Università degli Studi di Ferrara per l’insegnamento del Laboratorio di Disegno nell’a.a. 2014-2015. Un’esperienza, quella della Chair_ludus, (crediamo indimenticabile) che si è compiuta soprattutto nel potente coinvolgimento del Laboratorio Modelli e della traduzione rappresentativa agente secondo una logica di compresione materico_formale.

     

    Prof. Marcello Balzani

    Prof. Federico Ferrari

    Prof. Francesco Viroli

     

    Salone del Restauro di Ferrara – Mostra chair_ludus al Padiglione 2

    UNIVERSITA’  DEGLI STUDI DI FERRARA – Dipartimento di Architettura

    Laboratorio TekneHub e Centro DIAPReM

     

    presentano i risultati del

     

    Corso di Laurea in Design del Prodotto Industriale, Corso integrato “Laboratorio del Disegno”

    dell’anno accademico 2014_2015