ECONOMIA, CONSERVAZIONE, TECNOLOGIE E VALORIZZAZIONE DEI BENI CULTURALI E AMBIENTALI - 18-20 SETTEMBRE 2019
progetto "RESTAURO MADE IN ITALY" promosso dal Ministero dello Sviluppo Economico e Ice, con la partnership di Assorestauro

PROGRAMMA

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Edizione 2019

La Fondazione Plart per la prima volta ospite a Restauro-Musei
  • La Fondazione Plart per la prima volta ospite a Restauro-Musei

    La Fondazione Plart è un museo privato nato nel 2008 con l’obiettivo di diffondere e promuovere la cultura e la ricerca scientifica legata ai materiali polimerici. Conserva e valorizza un’importante ed eterogenea collezione di plastiche storiche, che testimonia l’evoluzione dell’industria, della tecnologia, del design e degli usi e dei costumi della società. Composta di circa duemila pezzi tra opere d’arte e oggetti di design storico e contemporaneo - collezionati a partire dalla fine degli anni ‘70 dall’imprenditrice Maria Pia Incutti - si presenta come una selezione curiosa e raffinata di borse, gioielli, lampade, utensili, vasi, giocattoli, radio, apparecchiature elettroniche, sedute. Tra i materiali presenti: il bois durci, l’acetato e il nitrato di cellulosa, la bakelite, il polistirene, il polietilene, il polivinilcloruro, il polimetilmetacrilato e le recenti bioplastiche. La raccolta scorre sul doppio binario dell’oggetto d’uso comune e del pezzo unico, come ad esempio i prototipi dei Multipli della Gufram - realizzati in poliuretano espanso tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Settanta -  e opere di artisti e designer quali Lucio Fontana, Enrico Baj, Tony Cragg, Haim Steinbach, Verner Panton, Peter Ghyczy, Eero Arnio, Michele De Lucchi, Gaetano Pesce, Tom Dixon, Amanda Levete, Sonia Biacchi, Formafantasma, Mischer'Traxler, Sander Bokkinga, Riccardo Dalisi, Maurizio Montalti, Marco Galofaro. Oltre all’identità museale in senso tradizionale, il Plart è impegnato anche in anche un percorso di indagine e valorizzazione della creatività attraverso un lavoro di scouting di giovani talenti che progettano soluzioni per un design ecosostenibile.

    Un patrimonio unico nel suo genere che è stato oggetto di mostre anche fuori sede: ad esempio, al museo Ettore Fico di Torino con la mostra Plastic Days e all’EXPO di Milano con una mostra per promuovere la Regione Campania, in collaborazione con la Fondazione Donnaregina - per citare gli eventi espositivi più recenti.

     

    La Fondazione Plart sin dalla sua nascita ha posto al centro delle sue attività la ricerca applicata alla conservazione e al restauro dei materiali sintetici, utilizzando l’ampio patrimonio del museo come territorio d’indagine e per la formazione di restauratori e conservatori specializzati.

    Le attività hanno avuto inizio con la creazione di un laboratorio scientifico per l’identificazione dei polimeri di sintesi e con l’organizzazione di un corso per ‘Tecnici per la caratterizzazione chimico-fisica dei polimeri’.

    Da qui si sono susseguiti diversi progetti sullo studio e sulla conservazione della collezione permanente. Primo tra tutti la catalogazione della collezione storica, per la quale è stato necessario progettare un nuovo modello di scheda di catalogo, basandosi sugli standard dell’I.C.C.D. per le opere d'arte contemporanea, e quindi riadattando la scheda OAC all’oggetto di design e assumendo una terminologia idonea per i manufatti in plastica. Oggi il progetto di catalogazione prosegue regolarmente con l’entrata in collezione di nuovi oggetti ed è accompagnato dalla compilazione di conservation report che riportano informazioni più specifiche, permettono di avere un quadro generale sulle condizioni della collezione e rilevano l’innesco di eventuali processi di degrado nel singolo oggetto.

     

    Fondamentale nel percorso di ricerca del Plart è stata l’attivazione dei corsi La Plastica nell’Arte e per l’Arte - I polimeri come materiali di base e di restauro per i Beni Culturali una serie di workshop specialistici organizzati dal Plart in collaborazione con prestigiosi partner pubblici e privati nazionali e internazionali, a partire dal 2012, sulla conservazione dei Beni Culturali in Plastica, con numerosi approfondimenti tematici. Questi corsi sono stati preziose occasioni di raccolta e condivisione di nozioni sui diversi approcci alla conservazione dell’arte e del design in plastica e hanno avuto un riscontro molto positivo, tra i restauratori e gli studenti italiani e stranieri.

     

    Il design - rispetto all’arte - è una disciplina giovane e in continuo movimento che, per la sua varietà funzionale e per le tipologie di oggetti, pone ai conservatori, ai restauratori e alla comunità scientifica questioni complesse, generando la necessità di una propria identità metodologica rispetto alla “teoria del restauro” maturata sull’esperienza del restauro d’arte.

    Su queste tematiche si è sviluppato il concept del convegno ‘Il Futuro del Contemporaneo. Conservazione e Restauro del Design’ inserito nella ricca programmazione del ‘Festival internazionale del design - Tradizione, innovazione e sviluppo sostenibile’ che, iniziato nel gennaio 2014 e conclusosi a luglio 2015, ha visto alternarsi eventi come mostre, performance, seminari, workshop, visite guidate, concorsi, che hanno prodotto importanti risultati testimoniati dalla fitta rete di collaborazioni intessute sia a livello locale che internazionale e dai notevoli livelli di partecipazione di pubblico con caratteristiche trasversali.

    La conferenza è stata curata da Giovanna Cassese (docente di Storia dell’arte contemporanea e Problematiche della conservazione dell’arte contemporanea all’Accademia di Belle Arti di Napoli, istituzione che ha anche diretto dal 2007 al 2013 aprendo anche la prima Scuola di restauro accreditata delle Accademie), Alice Hansen e Antonella Russo (entrambe restauratrici di Arte Contemporanea e responsabili del Dipartimento di Ricerca e Conservazione del Museo Plart).  L’iniziativa ha ottenuto il patrocinio del MIUR, del MIBACT, del CNR, dell’IGIIC e della Società Chimica Italiana e ha dato vita a due giorni di confronto sulle problematiche di conservazione e restauro dei materiali della nostra contemporaneità tra storici del design, direttori di musei, galleristi, chimici,  conservatori,  diagnosti, restauratori e docenti di restauro, un’importante occasione di riflessione interdisciplinare e di scambio di idee e di risultati scientifici tra esperti nazionali e internazionali che operano nel campo. Hanno partecipato anche designer affermati e di diverse generazioni per interrogarsi su ricerca, progetto, innovazione e deperibilità e/o durabilità del design.

    Il tema della conservazione del design nella sua complessità teorica e nell’ambito più generale delle arti contemporanee è una disciplina recente, nata a seguito delle problematiche riscontrate nelle nascenti collezioni museali dedicate al design in Europa e in Italia.

    Conservare il design significa conservare  le testimonianze materiali del vivere quotidiano nell’epoca moderna. La variabilità e l’instabilità dei materiali contemporanei (a cominciare dalla plastica) e le rapide innovazioni dell’era post-industriale impongono una riflessione sulla conservazione degli oggetti di design,  oggetti-simbolo del XX secolo,  che percepiamo come contemporanei e sempiterni ma che si deteriorano e si perdono irrimediabilmente  molto più velocemente rispetto alle epoche passate. Si impone dunque una riflessione teorica: Perché restaurare il design? Cosa va conservato, come e perché? A che punto è arrivata la ricerca in Italia e all’estero? Che cosa cambia rispetto ai canoni del restauro tradizionale delle opere d’arte? Questi alcuni degli interrogativi che sono stati discussi nel corso del convegno.

    Il Plart ad aprile sarà presente come museo alla XXIII edizione del Salone del Restauro di Ferrara e in tale occasione presenterà gli atti del convegno, pubblicati da Gangemi Editore a cura di Giovanna Cassese. Inoltre, verrà allestito dall’Architetto Cherubino Gambardella uno stand espositivo all’interno del quale sarà mostrata una selezione di oggetti di design della collezione permanente e saranno presentati i risultati raggiunti dal laboratorio di restauro di recente costituzione, coordinato da Alice Hansen e Antonella Russo.