ECONOMIA, CONSERVAZIONE, TECNOLOGIE E VALORIZZAZIONE DEI BENI CULTURALI E AMBIENTALI - 18-20 SETTEMBRE 2019
progetto "RESTAURO MADE IN ITALY" promosso dal Ministero dello Sviluppo Economico e Ice, con la partnership di Assorestauro

PROGRAMMA

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Edizione 2019

Restauro_Musei: la trasformazione delle forme della vita come forme della materia - Marcello Balzani
  • Restauro_Musei: la trasformazione delle forme della vita come forme della materia - Marcello Balzani

    Restauro_Musei: la trasformazione delle forme della vita come forme della materia

    Marcello Balzani

     

    Già nell’edizione scorsa, con l’idea di individuare un percorso trasversale all’interno del Salone, si ebbe l’intuizione coraggiosa di scegliere Smart Museum e di aprire in maniera più strutturata ed identificabile le tematiche conservative e della tutela a quelle della valorizzazione.

    A meno di un anno di distanza il Salone si sdoppia, o meglio si potrebbe ammettere che concettualmente, un po’ come avviene per l’immagine digitale (nel rapporto reale/virtuale tanto caro ai nostri tempi) si ibrida, si incrocia, si innesta.

    Infatti non è uno sdobbiamento (di logo o di spazio) quanto piuttosto, un po’ seguendo il tracciato delineato dalla riorganizzazione del MiBACT nel pieno rispetto dell’art. 9 della nostra Costituzione, una diversa modalità di mettere a sistema (e a valore) i potenziali che si ricollegano ai Beni Culturali.

    Come se la vita, che passa e attraversa i luoghi della cultura, in tutte le sue forme, potesse trovare un corrispettivo nelle strategie (ricerche, metodologie, applicazioni, strumenti, tecnologie) che trasformano le forme della materia.

    Per molti cittadini europei, e non solo, è da sempre più facile comprendere cosa significa il termine museo piuttosto che cosa può rappresentare il termine restauro.

    Mentre risulta sicuramente più valorizzante individuare nella varietà e nell’adattabilità dei Musei tutte le sinergie di tutela e conservazione che il Restauro può e deve sviluppare ed integrare sul patrimonio materiale e immateriale.

    Musei è al plurale, perché non è il carattere di una specie che si vuole mettere in risalto, quanto piuttosto il grado di biodiversità connesso alla connaturata inclusività culturale che i Musei esprimono.

    Ecco quindi perché il Salone si trasforma, sviluppando una propria evoluzione: da una trasformazione graduale delle forme della vita (Lamark) al meccanismo della selezione naturale come “motore del cambiamento evolutivo” (Darwin), aprendo il dibattito sul cambiamento adattativo e sul nuovo significato (importantissimo) di diversità.

    Credo che quanto sia avvenuto negli ultimi anni, soprattutto in Italia e nell’Unione Europa per merito in molte situazioni dei nostri rappresentanti, dimostri come questo punto di vista biologico sia riuscito a colonizzare le scienze umane (antropologiche e sociali, ma anche tecniche e tecnologiche) e a trasferire gradualmente nel pensiero culturale una nuova interpretazione (anche economica) per riscoprire e valorizzare la ricchezza dei saperi e delle forme ad essi connesse.

    È un tema volutamente aperto.

    Per l’architettura gli effetti sono i più svariati in funzione del versante da cui vengono percepiti: storico, tecnologico, tipologico, rappresentativo (morfologico_digitale) e sociale. Ma questi due soggetti (forme della vita come forme della materia) sono di specie diverse. Se per la biologia il significato pone la natura nella condizione di fare dei tentativi e proporre fusioni e combinazioni genetiche, per l’architettura l’azione corporea di ibridazione si coniuga proprio nel rapporto dell’essere umano con il suo ambiente architettonico, come se queste due specie naturali (corpo e spazio) potessero, nell’immaginazione architettonica, ibridarsi. E i beni culturali, e gli straordinari percorsi di ricerca prodotti con il progetto di restauro (architettonico e non solo), e la ricca strategia proposta all’interno della multiforme varietà dei musei sono lì a dimostrarlo e sono dotati di un’inverosimile bellezza ed energia culturale come di innovazione formale.

    La forza di questi processi di miscelazione risiede prima di tutto nel concetto di diversità, che non è assolutamente un dato negativo, e poi nel confronto con il potere e il significato del termine identità. Da un lato conosciamo il valore del suo significato nel rapporto con la tradizione e l’interpretazione delle trasformazioni dei luoghi e dei tessuti come dell’architettura. Dall’altro può anche costituire una barriera, un bastone rigido (come ci ricorda François Laplantine citando Niels Bohr) con cui, diversamente dal bastone flessibile, determiniamo il comportamento di un soggetto e il suo modo di ragionare. Se il bastone, con cui esploriamo sperimentalmente la realtà da osservatori, è rigido vuol dire che fa parte della mano, è un suo prolungamento, quindi è più connesso ai preconcetti dell’osservatore, ma se invece è flessibile la demarcazione su ciò che sarà possibile tracciare potrà essere anche più vicina all’osservatore e la realtà dell’oggetto penetrerà nel bastone.

    Una modalità è più inclusiva, l’altra meno.

    Le idee sono più interessanti de l'idea.

    Credo che Restauro_Musei rappresenti bene questo equilibro e il percorso (complesso ma molto stimolante di scelte e di strategie) che può essere compiuto per raggiungerlo.

     

    Ora, per essere progettualmente plurali ed intersecati, mi viene in mente quella capacità (che forse è più un’aspirazione umana) dell’eterna immaturità, non solo in chiave inclusiva ma anche propriamente esistenziale, rappresentata magnificamente da Witold Gombrowicz nel suo romanzo Ferdydurke, dove si assume l’idea di “smettere di identificarci in ciò che ci definisce” e provo a fare un salto mortale carpiato rovesciato cercando di associarla anch’io ad un’estensione riduzionistica darwiniana; ovvero a come il modello darwiniano della variazione spontanea con selezione differenziale di strutture che risultano funzionali si stia sempre più affermando come spiegazione dell’origine delle risposte adattative acquisite. Forse è proprio l’insita contraddizione della difesa dell’identità (di razza come di forma, come di tipologia, come di linguaggio interpretativo) a costituire un inganno…

    Il Salone Restauro_Musei ci ricorda da dove veniamo e quanto è importante dare significato alla conservazione di questa memoria, non per il passato ma per il nostro futuro.

    Il Salone Restauro_Musei ci mette di fronte le contraddizioni e i conflitti e come attraverso un percorso di interpretazione e la difesa di un significato culturale possono essere risolti: conservare la memoria per restaurare la materia.

    Il Salone Restauro_Musei rende flessibile il nostro bastone con cui investighiamo la realtà, perché siamo continuamente alla ricerca di conoscenze, spontaneamente curiosi come dei bambini tra le forme della vita in trasformazione come della materia.