ECONOMIA, CONSERVAZIONE, TECNOLOGIE E VALORIZZAZIONE DEI BENI CULTURALI E AMBIENTALI - 18-20 SETTEMBRE 2019
progetto "RESTAURO MADE IN ITALY" promosso dal Ministero dello Sviluppo Economico e Ice, con la partnership di Assorestauro

PROGRAMMA

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Edizione 2019

Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio per il Comune della Provincia di Napoli.
  • Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio per il Comune della Provincia di Napoli.

    Introduzione

    di Arch. Dir. Coord. Tommaso Russo, Soprintendenza belle Arti e Paesaggio per il Comune della provincia di Napoli.

     

    La Soprintendenza che partecipa da molti anni al Salone dei Beni Culturali di Ferrara presentando i lavori più significativi progettati e diretti dalla stessa, mostrando sul campo una parte dell'attività di conservazione restauro e tutela dei beni culturali.

    Quest'anno ha scelto due lavori di restauro, il primo il restauro del castello di Lettere un unicum architettonico che racchiude in sé una vera e propria cittadella medievale, legato al paesaggio, che risale al X secolo. L'amministrazione Comunale di Lettere ha condotto i lavori con l'Alta sorveglianza della nostra Soprintendenza.

    Il secondo lavoro è la trattazione delle metodiche di analisi e restauro architettonico applicate ad una delle più interessanti preesistenze architettoniche esistenti sul territorio di Gragnano: Villa della Rocca.

    Quest'ultimo lavoro è la presentazione rigorosa dal punto di vista scientifico di un'approfondita analisi del territorio riferito della Valle dei Mulini e delle peculiari caratteristiche architettoniche di Villa della Rocca.

    Nel presentare questi due esempi la Soprintendenza ha inteso promuovere il lavoro di restauro, sia per una struttura pubblica, dalle molteplici possibili fruizioni e sia di una provata, anch'essa aperta a future attività multifunzionali per il territorio circostante.

     

    Il Castello di Lettere

    dell'Arch. Paola Marzullo

    Il Castello di Lettere è un complesso monumentale edificato nel X secolo sulla collina di San Nicola del Vaglia, probabilmente dagli amalfitani a circa 340 m sul livello del mare. Il castello è a forma trapezoidale con quattro torri: una, chiamata Torre del Grano, in quanto utilizzata come deposito del cereale, è più bassa rispetto alle altre tre, le quali presentano una base scarpata; in una torre inoltre è stato ricavato anche un lavatoio in muratura e diverse vasche. Il mastio è a pianta poligonale e fu edificato durante l'epoca sveva, con mattoni di tufo rosso, e ristrutturato durante la fase angioina. Due le porte di accesso: la principale, a saracinesca, di cui rimangono solo gli stipiti ed una, più piccola, situata ad est, andata però completamente distrutta; sullo stesso versante sono ancora presenti le mura con doppia merlatura e torrette. All'interno del castello si notano bassi muretti, quasi certamente basamenti di mura di diverse costruzione e strutture con coperture a volta, probabilmente delle cisterne o una cappella.

    Il Castello di Lettere aveva la funzione di prevenire gli attacchi dal Golfo di Napoli al Ducato di Amalfi ed era costituito da una chiesa, dalle abitazioni e da diverse botteghe, il tutto perfettamente protetto dalle solide mura. Con i Normanni, la fortezza venne ampliata con l'edificazione di nuove mura e della porta di accesso principale attraverso un ponte levatoio. Inoltre, in quest'epoca fu realizzata la cattedrale in stile romanico. Nel 1263, il castello divenne feudo Svevo e passò a Riccardo Filangieri che realizzò il Mastio e una torre. Con gli angioini, durante la guerra del vespro, il Castello fu oggetto di diversi lavori finalizzati ad ospitare nuovi sistemi difensivi attraverso l'ampliamento della cinta muraria e la realizzazione di una nuova torre a sud. In periodo aragonese, il Castello perse la sua funzione difensiva divenendo residenza privata. Infatti, vennero realizzate diverse aperture a finestre soprattutto lungo le mura. Persa in seguito qualsiasi funzione sia militare che abitativa, il conseguente stato di abbandono lo ridusse a un rudere: soltanto tra la fine del XX e l'inizio del XXI secolo sono stati effettuati importanti lavori di ristrutturazione, grazie ai quali è stato possibile recuperare le mura perimetrali e le torri, riportandolo almeno in parte all'antico splendore. Inoltre nel luglio 2007, nell'area intorno al castello sono iniziati alcuni scavi archeologici che hanno riportato alla luce diverse strutture che si ricollegavano alla fortezza: una casatorre del X secolo e resti di edifici realizzati in pietra calcarea, uniti con malta di calce.Con delibera n. 01 del 14/01/2014 l'amministrazione di Lettere, guidata dall'avv. Sebastiano Giordano, approvava il PROGETTO DEFINTIVO da porre a base di un appalto integrato ai seni dell’articolo 53, comma 2, lettera b) del D.Lgs. n 163/206, - denominato “Lavori di scavo e di studio, con interventi di restauro e sistemativi, per la valorizzazione e la fruizione del sito archeologico di Lettere”. Il progetto è stato interamente finanziato con il P.O. Campania FESR 2007-2013 - Asse 1 “Sostenibilità ambientale ed attrattività culturale e turistica” – Obiettivo Operativo 1.9 “Beni Culturali “, con apposita convenzione tra la Regione Campania e il Comune di Lettere. Successivamente, su indicazione della Soprintendenza dei BB.AA di Napoli, con Delibera di Giunta Comunale n°20 del 01.04.2015 veniva approvato Il PROGETTO DEFINITIVO RIMODULATO E COMPLETO DI TUTTI GLI ELABORATI da porre a base di un appalto integrato ai sensi dell’articolo 53, comma 2, lettera b) del D. Lgs. n. 163/2006, - denominato "Lavori di scavo e di studio, con interventi di restauro e sistemativi, per la valorizzazione e la fruizione del sito archeologico di Lettere". Il progetto è stato redatto dall'Ufficio Tecnico del Comune di Lettere con la collaborazione dell'arch. Paola Marzullo.

     

     

     

    Recupero e valorizzazione della Valle dei Mulini e Villa della Rocca: Metodologie per la tutela ed il restauro

    degli architetti Amelia barbato e Francesco Angellotto

    Introduzione

    L’idea del progetto nasce dalla volontà e dal tentativo di ricostruire un frammento di storia del nostro territorio, Gragnano, dove sin dal 1200 l’intensa attività molinaria era collegata all’abbondanza d’acqua che garantiva la forza motrice per i Molini, dando origine alla ormai consolidata cultura “dell’arte bianca”.

    Da qui scaturisce la singolarità del tema, che richiede, al di là del consueto approccio in termini di restauro, conservazione materiale e valorizzazione, di sviluppare suggerimenti e proposte per favorire il pieno reinserimento del complesso monumentale nella vita e nella realtà territoriale gragnanese.

    Finalità dell’intervento: descrizione delle motivazioni dell’intervento e sue finalità

     

    La Villa della Rocca è senz’altro una delle costruzioni civili più importanti presenti sul territorio, edificata nella seconda metà del Settecento, per volontà dalla famiglia della Rocca.

    Il progetto di restauro ha proceduto nel rispetto delle indicazioni di metodo, eminemente conservative, proprie della disciplina. Si eviterà, volutamente, ogni intervento o inserimento invasivo, “gestuale” o gratuito  di elementi che vadano ed inficiare l’equilibrio figurativo esistente già perfetto. Nel progetto di restauro si è voluta rispettare, per la serietà che il tema stesso imponeva, la natura tipologica, linguistica e storica dell’architettura esistente, reintegrando le piccole lacune e preoccupandosi di far rifluire la nuova vita nelle antiche strutture, agendo però, sempre nell’osservanza dei criteri prudenziali: minimo intervento, non invasività, compatibilità antico e nuovo, riconoscibilità delle nuove opere. Ciò al fine di tutelare il “testo” antico, oggetto dell’intervento con riguardo alla complessità delle sue fasi cronologiche, auspicabile espressione d’una moderna sensibilità e capacità in materia. Il forte legame, proprio della Villa fin dalla sua nascita, fra architettura, disegno urbanistico e paesaggio ha richiesto l’adozione di una metodologia unitaria, estesa anche, in via di principio, alle decorazioni interne ed alle severe ma raffinate articolazioni di facciata; unità di «opera d’arte totale» quale la Villa è, che implica un’unità teoretica e metodologica del processo di restauro, dove anche i giardini e il paesaggio siano intesi, pur nella loro specificità di ‘natura vivente’, entro un progetto unitario.

    La prima fase, quella della ‘conoscenza’, ha abbracciato tutto ciò che interviene a definire il bene architettonico e permette di poterne comprendere l’essenza, apprezzandone le qualità. Hanno riguardato questa fase tutta la serie di ricerche analitiche molto dettagliate ed approfondite che concorrono a ricostruire, documentare ed interpretare il monumento, nella sua complessità e stratificazione storica. La conoscenza del manufatto, base irrinunciabile del progetto, è stata raggiunta con una serie di operazioni, così indicate:
    - Indagini conoscitive (‘dirette’ e ‘indirette’, vale a dire estese dalla ricerca documentaria, bibliografica, iconografica a quella fondata sul rilievo del manufatto);

    Dopo aver effettuato un primo sopralluogo, eseguito un rilievo fotografico siamo poi passati alla realizzazione del rilievo metrico della “Villa della Rocca”, tramite il metodo della trilaterazione. Ottenute così le misure reali, si è poi proceduto alla ricostruzione di piante, sezioni e prospetti, questi ultimi realizzati anche tramite fotoraddrizzamento e mosaicatura.

    - Analisi del degrado strutturale, definizione del quadro fessurativo e l’analisi degli elementi e degli impianti tecnologici;

    I fenomeni di degrado dei materiali lapidei sono stati individuati utilizzando le raccomandazioni NORMAL/2006. L’edificio in esame si presenta fortemente degradato, sia in facciata sia internamente. I fenomeni di degrado riscontrati sono stati provocati generalmente dagli agenti atmosferici e da una scarsa, se non assente, attività manutentiva. Il palazzo non mostra evidenti dissesti che riguardano principalmente i solai del primo piano e di copertura. I controsoffitti in legno ancora esistenti presentano fenomeni di marcescenza. Vi è inoltre una totale mancanza delle pavimentazioni interne. Anche gli impianti, pluviali e grondaie presentano malfunzionamenti e quindi necessità di sostituzione. Per quanto riguarda i degradi è notevole la diffusa polverizzazione degli elementi lapidei; un’esfoliazione degli elementi in legno, comprese cornici ed infissi; mancanza e/o distacco dell’intonaco interno ed esterno ed in alcuni ambienti alterazione cromatica, dilavamento e distacco dell'intonaco, causati da infiltrazioni d'acqua, le quali hanno generato anche il proliferarsi di vegetazione spontanea e patina biologica.
    - Analisi dei materiali costituenti l’architettura in sé, gli apparati decorativi (stucchi, intonaci, etc). Le caratteristiche dei materiali (in particolare la resistenza), che sono alla base di qualsiasi analisi strutturale, possono peggiorare in seguito a processi di degrado prodotti da azioni chimiche, fisiche o biologiche. Il livello di degrado dipende dalla tipologia dei materiali e dalle loro caratteristiche originarie (la porosità, ecc.). Nel caso specifico sono stati catalogati i materiali e le tecnologie costruttive delle varie parti che compongono l’edificio.

    -Analisi dei dissesti. L'osservazione diretta della struttura ha rappresentato una ed essenziale fase dello studio; gli obiettivi principali sono stati quelli di conoscere la conformazione della struttura in tutte le sue parti; capire se le irregolarità geometriche erano il risultato di imperfezioni originarie, di deformazioni sopravvenute o di giunzioni corrispondenti a differenti fasi costruttive nonché di modifiche successive.

    Fatta salva e riconfermata con decisione la strategia conservativa dei valori storico-artistici, che costituisce asse portante del progetto di restauro, vale la pena svolgere qualche considerazione sulla modalità formale degli interventi. Le azioni progettuali innovative richiedono lo svolgimento di qualche osservazione sul tema del linguaggio architettonico da impiegare quando, come a Villa della Rocca, esse si inseriscono entro una preesistenza di alto prestigio: tema nel quale il dibattito degli ultimi decenni, soprattutto in area italiana, ha portato molti contributi che hanno utilmente specificato e consolidato positivamente, in termini generali, il tema controverso dei rapporti instaurabili tra “antico e nuovo” nei contesti storico-artistici. Il linguaggio al quale ci si riferirà in fase progettuale sarà ovviamente quello della contemporaneità, nell’accezione più vasta: cioè selezionata dentro la complessa stratificazione formale che l’architettura della modernità ha prodotto fino ad oggi. Da questa attenzione ne  conseguirà, in primo luogo, una presa di distanza dalle forme architettoniche desunte da modalità compositive d’impianto astrattizzante, quali per esempio quelle del razionalismo funzionalistico o del recente decostruttivismo, o di altre estroverse sperimentazioni contemporanee. Una presa di distanza che ha portato l’attenzione verso un linguaggio che, senza rinunciare ad un sentire contemporaneo, si proponga di trovare riverberi e consonanze con i contesti ambientali, urbani o edilizi nei quali viene impiegato. Una tendenza di architettura che sappia farsi carico di una ‘attiva contestualizzazione’ è quella che meglio di ogni altra può risolvere il problema di inserire nel restauro - rispettando l’equilibrio formale storicamente consolidato - l’autenticità del sentire contemporaneo: senza introdurre tensioni e contrasti nel monumento entro cui si viene ad operare e tenendo ferme le precauzioni di limite e di rispetto dei valori della preesistenza, nel rinnovamento richiesto dalle nuove funzioni introdotte. Il progetto di restauro, quindi, costituisce una specificazione del più generale processo progettuale, centrato in un atteggiamento di connessione fra momento dell’esistente e momento innovante. In questo sempre aperto rapporto si concretizza l’intensità contestualizzante, l’ascolto formativo che caratterizza ogni percorso progettuale. Il quale a volte arriva, come nel caso della Villa Reale della Rocca, a definire nella stessa opera carature diverse nella sintesi formativa.

    Con Determina di Settore n°46 del 07.09.2015 venivano aggiudicati in via DEFINITIVA i lavori di cui sopra alla ditta “CONSORZIO STABILE RESEARCH” con sede legale in Napoli, Centro Direzionale Ed. G1 – Viale della Costituzione, 80143 Napoli, che a sua volta incaricava lo studio di GNOSIS architettura soc.cop. che realizzava il progetto esecutivo con migliorie.

    L'intero progetto è finalizzato al miglioramento della fruibilità del complesso monumentale attraverso l'attuazione di un graduale e omogeneo processo di restauro e valorizzazione che ha previsto principalmente:

    • il completamento del restauro delle evidenze archeologiche,
    • il recupero funzionale degli agglomerati preesistenti (Castello, Abitato e Cattedrale),
    • la fruibilità dell’intero borgo archeologico mediante interventi di restauro e recupero del patrimonio di valore storico, artistico, architettonico, archeologico e paesistico, 

    Lo scopo principale era il miglioramento dell'offerta turistica dell'intero territorio comunale che pone al centro il Castello di Lettere quale naturale completamento del processo di valorizzazione e diffusione dell’assetto culturale generale.

    Il quadro economico complessivo ha indicato una spesa totale per le opere edili da effettuarsi secondo quanto innanzi indicato di €.1.578.403,89.

    I lavori vengono consegnati all’Impresa ReseArch Consorzio Stabile Scarl in data 14 ottobre 2015; In data 15 ottobre 2015 si svolge il primo sopralluogo congiunto tra l'ufficio di DL coordinato dall'arch. Mario La Mura, dirigente dell'UTC del Comune di Lettere, progettisti esecutivi e impresa affidataria al fine di organizzare il cantiere.

    Alla luce dei Lavori eseguiti, si può senza dubbio concludere dicendo che lo scopo che tale progetto si era prefisso, nella fattispecie quello salvaguardare e valorizzare le risorse culturali del sito di Lettere e al contempo renderlo completamente fruibile da parte del visitatore attraverso un progetto di riqualificazione unitario, riammagliando le differenti aree di intervento, con le loro diverse specificità, mediante un progetto che propone materiali ed elementi che, ripetendosi, creano un unicum facilmente intellegibile.

    Tale intervento segue quello condotto dalla Soprintendenza ai beni ambientali e architettonici di Napoli con il restauro del castello e della Cattedrale.

    Si può dunque, ad oggi, affermare che è stato messo un altro gradino sul percorso che condurrà alla creazione di un parco archeologico, in una posizione di alto valore paesaggistico e naturalistico.